Se hai la passione per la coltivazione e vorresti avere prodotti freschi tutto l'anno, il metodo migliore è quello di utilizzare una serra che mantiene una temperatura e un grado di umidità costante durante tutto l'anno. Non è necessario spendere cifre esorbitanti puoi provare tu stesso trovando il materiale necessario nei negozi specializzati o in quelli di bricolage grandi.

Per prima cosa devi mettere a terra degli archetti di plastica lungo tutto il filare della coltivazione lasciando tra un arco e l'altro una distanza di circa quaranta centimetri. Scegli un'altezza adeguata in base al normale sviluppo della pianta da proteggere. Muoviti su filari dritti ripetendo lo stesso procedimento su altri filari.

Con l'aiuto di una pala procedi a scavare un pò di terra lungo tutte e due i bordi che costeggiano gli archi per fare in modo che il telo venga fissato meglio successivamente. Stendi a questo punto il telo di nylon trasparente facendo attenzione che sia abbastanza tirato da non soffocare le piante e appoggiando la parte in eccesso nella parte di terra che avevi scavato e che andrai a ricoprire con la terra tolta per fissarlo bene.

Sull'apertura anteriore e posteriore della serra applica delle fascette di plastica che andrai a fissare agli archetti per rendere ancora più stabile la tua struttura. Naturalmente non dovrai chiudere queste due aperture per garantire l'indispensabile ricircolo d'aria. Controlla abitualmente la tua serra al fine di riparare eventuali strappi nel telo.

Il letto caldo è una tavola di cultura delimitata da una cornice e ricoperta da un’intelaiatura o una vetrata. Se il letto semplice offre una sola file di intelatiatura, quello doppio è due volte più largo con uno spigolo centrale.

Quello più comune è costruito in legno, sicuramente meno resistente rispetto a quelli realizzati in calcestruzzo, mattoni e altri materiali più duri, ma sono più caldi.

Il letto caldo serva a fare crescere le giovani piante, i legumi precoci e quelli tardivi durante l’inverno. Questo si comincia a “proteggere” con l’intelaiatura all’inizio della primavera, quando le notti sono ancora fredde. Lo scopo è quello di conservare il calore del giorno tramite delle stuoie di paglia o vimini per evitare il raffreddamento.

Una cosa importante, che un neofita sicuramente si chiederà, è quella che non bisogna soffocare le piante sotto il telo. Bisogna creare dei picchetti alti circa 40 centimetri che permettano l’apertura della stessa.

Bisogna distinguer eil letto caldo, intermedio e freddo a seconda della guarnizione dello stesso e del materiale usato.  Sicuramente per scaldare il terriccio potete usare delle canalizzazioni di acqua calda o cavi elettrici. Del letame fresco di cavallo, pecore o conigli a seconda delle dimensioni del letto, vanno bene per quelli intermedi.

Un altro Bonsai di cui abbiamo già discusso è il Bosso, come dicevano in lingua latina gli antichi Romani giova ripetere, quindi eccoci a rivedere alcune annotazioni sul Bosso, annotazioni preziose che ho raccolto per voi, consultando libri e trattati, scegliendo contenuti nella Rete Internet, ma sopratutto parlando con esperti coltivatori. Altra esperienza istruttiva e costruttiva è stata quella di visitare vivai che organizzavano mostre ed esposizioni di queste meravigliose creature della natura che sono le piante Bonsai.

Esistono infatti esposizioni permanenti o strenne periodiche, organizzate dalle verie associazioni dedicate ai Bonsai in particolare e al giardinaggio in generale. Vi consiglio, laddove possiate per la distanza geografica, di visitare queste esposizioni: potrete trovare ottimi libri e manuali che dispensano saggi consigli e metodi sicuri di coltivazione, oppure potete parlare con esperti del settore.

Questi esperti potranno dispensarvi proprio quel consiglio su quel particolare processo di defogliazione periodica che non troverete mai su un manuale, per quanto sia scritto da un saggio coltivatore orientale. L’esperienza diretta su un Bonsai coltivato in Italia e qui acclimatizzato, che vi può raccontare un esperto che potete incontrare a questi raduni di appassioanti, vale molto di più di qualsiasi descrizione su un libro, per quanto rispetti gli Editori che dedicano le loro pubblicazioni ai Bonsai.

Il Bosso come Bonsai, e questo lo trovate anche sui libri, necessita di una posizione luminosa durante tutte le ore della giornata; quello che ha in comune con il Bonsai di Acero e di Azalea, è il periodo della potatura: primavera o autunno. La terra preferita da questa pianta in miniatura è costituita dalla saggia miscela di una parte di torba e due parti di sabbia, miscelate finemente con due parti di argilla.

Il periodo del rinvaso è la primavera o l’autunno, che sono anche i due periodi dell’anno in cui vi consiglio di somministrare concime di tipo NPK al vostro Bonsai: una somministrazione ogni due settimane è l’ideale. Non abbondate mai con il concime, ed utilizzate sempre un paio di guanti quando lo maneggiate.

Fnora abbiamo parlato di tre tipi diversi di Bonsai, il classico Acero, la delicata Azalea Rodocendri e il Bosso. Vediamo ora di tornare sui nostri passi e di approfondire sulle specificità rappresentate da questi speciali alberi in miniatura, queste creature che sembrano sfidare le leggi della fisica e della natura.

Crescono di pochi millimetri al mese, dandoci grandi soddisfazioni, e donando un profondo equilibrio mentale a chi li accudisce e li coltiva, seguendo giorno per giorno gli sviluppi e le evoluzioni contorsionistiche del tozzo tronco e dei corti rami.

Dicevamo che abbiamo parlato di un Bonsai chiamato Acero, o Acer: l’epoca della potatura, secondo i grandi maestri giapponesi, sono la primavera e l’autunno. Disponete questo Bonsai in un luogo che sia soleggiato nelle ore del mattino e create in un vaso di porcellana per Bonsai, un miscuglio, dove ad una parte di sabbia corrispondono tre parti di argilla; rinvasate soltanto a fine inverno e ricordatevi che non necessita di concimazione durante i mesi più caldi dell’anno.

Scegliete un concime che sia a base di fosforo e somministratelo una volta ogni dieci giorni, non più spesso. La defogliazione, importante processo riservato agli esperti, avviene come di consueto per il Bonsai Acer, durante il mese di maggio.

Riguardo al Bonsai di Azalea, gli esperti che mi seguono sapranno bene che occorre potare dopo che la fioritura abbia compeltato il suo ciclo naturale.

Anche questo Bonsai predilige il sole mattutino, quindi potete conservarlo accanto all’Acer, in una posizione che sia soleggiata tra il sorgere del sole il momento che il sole è più alto e perpendicolare al terreno. Dopo una tale esposizione al sole prolungata per alcune ore, il vostro Bonsai non necessiterà più di nulla per tutto il giorno: potete concimare tutto l’anno, senza esagerare, e utilizzando concimi scelti, a lenta cessione minerale. L’ideale per questo Bonsai di Azalea è il terreno con un Ph acido.

Il fiore chiamato comunemente Bucaneve è una bulbosa perenne di origine europea; ha la caratteristica di essere formato da ampi ciuffi di fiori e foglie, e di essere la prima pianta a fiorire a fine inverno. I bulbi si interrano a ciuffi: in questo modo con la fioritura avremmo macchie dello stesso colore, costituite da piccoli fiori a campanella di colore bianco.

Le corolle sono rivolte verso il basso e sono costituite da due file di petali, dove i più interni presentano macchie verdi sulle punte.

bucaneve

In natura troviamo diversi cultivar, sono tutti a fiore bianco e nel tipo ‘mighty atom’ troviamo fiori molto grandi, mentre nel tipo ‘lutescens’ troviamo macchie gialle sui petali con fiori con corolle doppie. Non vanno coltivate sotto la luce diretta del sole, laddove sia possibile, ma in una posizione ombreggiata e protetta, preferibilmente ai piedi di un albero o di un grosso arbusto; potrete notare come i fiori appassiscono in fretta se le temperature sono troppo elevate.

Riguardo alle innaffiature bisogna riconoscere che questi fiori necessitano di una buona quantità d’acqua, ma quasi sempre le piogge primaverili sono sufficienti; sarà opportuno fornire una certa quantità d’acqua per migliorare le fioritura se l’inverno è stato particolarmente secco e asciutto.

Il terreno poi, non ha particolari esigenze: questi fiori crescono bene su qualsiasi composta da giardino, anche se preferisco i terreni sciolti e decisamente ricchi di humus.

I bulbi quando vengono lasciati interrati tendono a riprodursi in modo naturale per divisione, quindi se volgiamo nuovi ciuffi di Bucaneve basterà dividere quelli esistenti, prelevando alcuni bulbi. Se piantati in autunno fioriranno alla fine dell’inverno.

Questi fiori non temono i parassiti: se l’inverno risulta essere secco, però, i bulbi potrebbero seccare producendo pochi fiori in primavera; ma questo problema non compromette le piante stesse in alcun modo.