La normale durata dei fiori può notevolmente essere allungata grazie all’utilizzo delle svariate tecniche di essiccazione che consentono a piante e fiori di conservarsi nel tempo: la bellezza dei fiori secchi non è comparabile a quella dei fiori freschi, ma anche quelli secchi hanno una loro bellezza, tutta da scoprire.

I fiori secchi sono diventati un complemento di arredo, ed un elemento decorativo degli spazi abitativi; i fiori, e in generale i vegetali, se li essicchiamo, notiamo che mantengono le proprie caratteristiche di colore e profumo. Ma vediamo come fare per permetter ai fiori di conservarsi al massimo? Solo alcune tipologie di fiori possono essere essiccate, e questo è il primo punto: possiamo essiccare con successo la rosa, la mimosa e l’edera, la lavanda e la margherita.

Possiamo raccogliere durante tutto l’anno i fiori che andremo ad essiccare: raccogliamo se possibile in una giornata soleggiata e asciutta: l’acqua e l’umidità, di fatto, rendono fragile il fiore, e ne compromettono il processo di essicazione, che ci permetterà di avere quel fiore secco che potremmo custodire all’interno dei cassetti, per dare alla biancheria un particolare profumo di fiori. Un profumo leggero e appassionato che sarà delizia dei nostri sensi, quando andremo a riaprire quel cassetto.

Le composizioni di fiori secchi possono essere di vario aspetto: i vegetali essiccati devono avere caratteristiche simili, ed è necessario usare tutta la pianta al completo, e non soltanto i fiori come sembrerebbe ad un esame sommario.

Occorre inoltre creare un certo equilibrio anche visivo, tra i diversi componenti della collezione floreale, in modo tale che la composizione risulti colorata e armoniosa al punto giusto.
Ci sono diverse tecniche di essiccazione dei fiori, a seconda che andremo ad essiccare della lavanda o delle rose, o se vorremmo essiccare una pigna. Possiamo fare essiccare i nostri fiori all’aria o su di un piano; nel seguente articolo sull’essiccazione dei fiori vedremo in particolar modo come essiccare i fiori, specie per specie.

Entrambe appartenenti alla famiglia delle Pinaceae, il Pinus silvestris e il Picea Abies, rispettivamente il pino silvestre e l’abete rosso, sono due conifere adatte ad un clima temperato-freddo o freddo.

In ordine, il pino silvestre, conosciuto anche come pino selvatico o comune, è molto diffuso sia in Italia che in Europa nelle zone prealpine al di sopra dei 200-300 metri e in quelle alpine fino a notevoli altitudini. Molto frugale, alligna anche su terreni poverissimi, acidi o sassosi.

pinosilvestre

Si può piantare tranquillamente su ghiaioni, zone di brughiera e si riconosce per la corteccia rossastra e per la chioma rada. Proprio per questa sua caratteristica è detto anche pino rosso. Nei primi anni si alleva in vivaio e si riproduce per seme, ricordando che raggiungendo un’altezza di media dagli 8 ai 15 metri conviene sempre distanziarla dagli altri alberi di almeno 5 metri.

L’abete rosso, come il pino silvestre, è rustico e frugale e si propaga per seme con allevamento in vivaio per i primi anni. Conosciuto anche come peccio o pezzo, al nord prospera ottimamente anche in pianura, ma sicuramente predilige l’ambiente collinare e montano. Forma dei boschi puri o misti e predilige una esposizione soleggiata e un terreno profondo, fresco, permeabile e umifero.

L’aubrezia è una pianta perenne che viene spesso impiegata per i giardini rocciosi e per tappezzare il terreno. Appartenente alla famiglia delle Cruciferae, è una pianta a cuscinetto e a cascata che forma dei folti e compatti cespi che scrisciano sul terreno.

L’effetto di questa pianta su muri e rocce è davvero molto gradevole alla vista.

aubrezia

Aggiungete il fatto che si tratta di una pianta dalla semplicissima coltivazioneche si adatta a qualsiasi clima e qualunque terreno purché sciolto, permeabile e fresco (persino calcareo e sassoso purché fertile). La posizione migliore per coltivare l’aubrezia con successo è soleggiata o a mezzo sole così da avere una abbondante fioritura a inizio primavera (aprile – giugno a seconda del clima).

L’aubrezia si può moltiplicare per seme, ma anche per suddivisione dei cespi o talee da eseguirsi durante la stagione autunnale o a fine inverno. Distanziate le piante di circa 30 centimetri l’una dall’altra ricordando che avendo la vegetazione un portamente strisciante e cadente, non supererà in altezza i 15 centimetri.

Nei primi mesi è consigliabile la coltura in vaso in modo da prestare le cure con più facilità. Poi potrete trapiantare la pianta con zolletta di terra in autunno o inverno.

Cari lettori, le viole sono dei fiori ideali per la coltivazione da vaso, ma sono di aspetto molto gradevole anche se coltivate a terra. Inoltre, essendo piccole piante perenni coltivate come piante stagionali vanno poste a dimora in autunno o in primavera.

Uno degli aspetti più positivi di questa pianta è quella che riesce a sopportare gelate anche prolungate senza smettere di produrre fiori. Essendo una pianta rustica, non necessita di poi molte attenzioni. L’importante è interrarle in un buon terriccio soffice e ricco molto drenato.

viola

Vediamo bene come fare ad interrarle e a prendercene cura

Posizionate le viole ad una distanza di almeno 15 centimetri da pianta a pianta.

Ricordate di non esagerare quando la interrate, le viole tendono a soffrire con facilità a causa di marciumi radicali, quindi evitate di affossare eccessivamente la pianta.

Mescolate al substrato del concime granulare a lenta cessione specifico per piante da fiore.

Un consiglio importante è quello di scegliere un giorno caldo per piantarle e annaffiate abbondantemente, specialmente se c’è un clima siccitoso, ricordate di attendere sempre che il terreno sia asciutto da qualche giorno, non esagerate.

Se il clima è sufficentemente piovoso, le viole potranno accontentarsi dell’acqua apportata dalle precipitazioni. Evitate di annaffiare quando fa molto freddo e il terreno tende a gelare. Infine, controllate di tanto in tanto lo stato dei fiori, rimuovendo fiori appassiti e il fogliame rovinato così da far respirare meglio la pianta e darle un aspetto migliore.

Il melo è una pianta molto diffusa, coltivata principalmente nelle regioni temperate, apprezzata soprattutto per i suoi frutti; non tutti sanno però che questa pianta comprende tantissime specie diverse tra loro.

La specie più conosciuta è la Malus domestica che cresce in forma espansa fino all’altezza di 10 metri. Questa pianta presenta foglie lunghe fino a 12 cm e larghe più di 7 cm, dentate, di color giallo-verde nella parte inferiore e verde scuro nella parte superiore. Generalmente le foglie del melo domestico sono ricoperte da una morbida peluria nella parte inferiore.

La corteccia di questi alberi, che può variare di colore dalle tonalità di grigio-marrone fino a tonalità porpora-marrone, si sfalda in lamine piccole e molto sottili. I fiori che compaiono a primavera inoltrata possono essere larghi fino a 5 cm; si tratta di bellissimi fiori a 5 petali di color bianco macchiati di rosa.

I frutti che seguono alla fioritura possono essere di diverse varietà, si tratta di frutti di forma rotonda, inizialmente di colore verde, poi giallo, variamente striati di rosso o completamente rossi. Questi frutti sono commestibili e in base alle diverse varietà possono essere più o meno dolci o anche aciduli.

Per quanto riguarda la coltivazione rimandiamo a questa guida pubblicata su Coltivazione.net che è abbastanza dettagliata.